Io, la Scuola e l’Università.

(Prima di cominciare: questo post è diventato decisamente più lungo del previsto. Volevano essere qualcosa come 10 righe sul fatto che avessi iniziato le lezioni, e invece c’è metà storia della mia vita. Mi scuso anche per gli eventuali errori di sintassi, so che ce ne sono, ma di rileggerlo un’altra volta mi scoccia un po’ :P)

Lezioni iniziate esattamente una settimana fa.

Finalmente! 

E, sembra strano ammetterlo… mi sono mancate un sacco!

Avevo scritto in un post precedente che in realtà avevo trovato il modo di riempire il tempo, però… fare qualcosa di diverso sempre e imparare nuove cose è bello. Almeno, a me piace.

All’università, al contrario del liceo, mi sono sempre trovata benissimo. Oddio, forse con benissimo esagero, perché ho avuto un periodo di indecisione sulla vita, causato anche dall’università, che lasciamo perdere. Ma, per poterlo spiegare, bisognerebbe tornare un po’ indietro…

Fino alla terza media sono stata bravina in quasi tutto, ad esclusione di storia e geografia. Venivo seguita abbastanza da mamma, quindi diciamo che o studiavo… o studiavo :’D Amavo la matematica alle medie, tanto che mi mettevo nei pomeriggi liberi e dedicavo un’oretta a risolvere problemi che non venivano assegnati, quelli più “difficili” per vedere se riuscivo a farli (e riuscivo) perché mi piaceva e mi rilassava tantissimo.

In prima superiore mi sarei voluta iscrivere al liceo tecnologico: niente latino, tanta fisica e chimica e informatica. Gli iscritti erano 7 (SETTE) e la classe non l’hanno formata, quindi ho dovuto per forza (le altre scuole sono a 70 km dal mio paese, non sarei potuta andarci) scegliere il liceo ordinario. Risultato: totale rifiuto per qualsiasi cosa, specialmente il latino, studiavo il minimo possibile giusto per non essere rimandata. L’università la vedevo come una cosa lontanissima, con 5 anni schifosi davanti quindi non ci pensavo nemmeno. Alle medie ero bravissima in matematica, scienze e tecnologia, ma l’unica cosa di scientifico che facevo in prima erano le misere 4 ore di matematica a settimana, che “grazie” ad un professore che entrava in classe a leggersi il giornale per ore, era come se non ci fossero.

In seconda ho pure smesso di studiare per non essere rimandata, il latino l’ho ignorato proprio. Risultato: rimandata in latino. La matematica ha iniziato ad essere noiosa: le cose da studiare erano troppo semplici, e venivano esposte come formule da sapere e basta, risolvere cose in modo macchinoso senza sapere bene perché, senza usare la testa. Senza ragionare. La matematica piace a poca gente, e secondo me una grande parte di colpa è della tantissima gente che non la sa spiegare. Non la studiavo mai, durante le spiegazioni facevo altro, e mi salvavo solamente perché prima dei compiti mi vedevo qualcosa, a volte la mattina stessa, e mi salvavo con quei fantastici 6–. La seconda è stato l’anno in cui ho riscoperto la passione per il disegno, ho cominciato a dipingere e usare varie tecniche nel disegno su carta, e ho praticamente passato l’anno a convincere i miei ad iscrivermi al liceo artistico… ovviamente la risposta è stata no, perché a 70 km era troppo lontano. In seconda ho iniziato ad avere una mezza idea di cosa volessi fare dopo: in quel periodo, ero assolutamente convinta avrei fatto l’accademia di belle arti.

In terza non ho evidentemente capito la lezione avuta in seconda, il latino oltre alle versioni inizia a comprendere una buona fetta di storia e letteratura e mi fa più schifo che mai. Risultato: rimandata ancora in latino. La matematica continua a non piacermi per come viene fatta, troppo noiosa, e tutti quei compiti a casa tutti uguali… la cosa più faticosa era scriverli, e non risolverli. Continuo a salvarmi coi 6–, forse un 6 pieno ogni tanto, ma stiamo là… In terza iniziamo a studiare fisica e filosofia. Mi piacciono entrambe, ma, per vari motivi, nessuna delle due mi appassiona. Continuo a pensare che l’accademia di belle arti sia la cosa che mi si addice di più, oppure architettura…

In quarta vedo che molti intorno a me hanno già idea di cosa vogliono fare. Io no. In quarta ho avuto un professore di filosofia che mi faceva amare ogni ora di quella materia. Rendeva chiarissimo ogni ragionamento, era pura logica, puro pensiero, e in quarta ho iniziato a pensare che avrei fatto filosofia, anche se pure psicologia mi sarebbe piaciuto (questa idea non so bene da dove fosse venuta, probabilmente è perché in quarta ho letto i primi romanzi di formazione). La fisica si fa più interessante e pure quella mi piace. La matematica mi piace un po’ di più, e quell’anno si fa chimica. Ahhh, la chimica! Meravigliosa!

In quinta la svolta. La fisica inizia a piacermi tantissimo, al posto della chimica si fa geografia astronomica, e mi appassiono ancora più alle stelle, cosa che ho sempre amato. La filosofia pure, però, mi piace un sacco, e abbiamo un nuovo professore che pure è bravissimo. In quinta si inizia a studiare l’analisi matematica, cosa che amo, e la matematica ritorna ad essere un modo piacevole per passare le giornate. Qui cominciano le indecisioni: mi piaceva la fisica (soprattutto l’astrofisica!), la chimica, la matematica, e la filosofia. Diciamo che era un’indecisione su due grandi ambiti: scientifico o umanistico? Ho sempre avuto una propensione per lo scientifico, ovviamente, ma ero comunque indecisissima. La svolta è stata vedere, per caso, un’intervista su un programma che ora non ricordo (e non ho voglia di cercare) di una ragazza italiana, laureata in fisica che ha un’importante posizione al CERN di Ginevra. Lei al tempo del liceo era indecisa in cosa continuare tra fisica e filosofia: in entrambi ci si pongono delle domande. Sul mondo e su ciò che ci circonda, e sulla vita. In entrambe ci si interroga, ma dove hai delle risposte chiare, con delle prove? Lei riteneva che in fisica hai più risposte certe, e per questo ha poi scelto fisica e ne era contenta. Questo a grandi linee è stato il suo ragionamento (moooolto a grandi linee) e questa cosa mi ha fatto ragionare sul fatto che io la pensassi allo stesso modo. (non dico che sia una cosa oggettiva, sia chiaro: ovviamente è tutto soggettivo, può anche essere un ragionamento senza senso, ma io mi ci ritrovo comunque).

Quindi: quinta superiore… e dopo? Fisica, matematica, o chimica? L’indecisione della vita. Io avrei fatto matematica ma… un grande MA… ho fatto uno degli errori più grandi. Siccome al liceo ho studiato bene la matematica solo all’ultimo anno, mi è stato detto praticamente da tutti (professori compresi) che non sarei riuscita ad affrontare quella facoltà. L’errore mio è stato semplicemente crederci.

Di conseguenza, sono stata tantissimo indecisa tra fisica e chimica. Così indecisa che alla scoperta del fatto che esistesse una facoltà che si chiamasse Ingegneria Chimica, ho pensato “beh, c’è sicuramente tanta fisica e tanta chimica e anche tanta matematica! Mi piacerà sicuramente!”

Ed è così che con questo penoso e discutibile pensiero, mi sono iscritta in ingegneria chimica.

 

A parte il fatto che il corso è stato completamente diverso da come me lo sono aspettata (e soprattutto molta meno chimica di quanto pensassi!), mi è piaciuto ma anche no. Mi sono piaciute alcune cose, altre per niente. E per tutti gli anni ho avuto sempre il pensiero di come sarebbe stato fare matematica. Perché, tra le cose, una delle cose che ho capito facendo ingegneria è che amo la matematica. Più ci sono cose difficili, più mi piace. E, appena laureata, ci sono andata vicinissima a ricominciare la triennale lì… mi sono lasciata del tempo da febbraio fino a due mesi fa per pensarci, ma poi ho deciso che avrei continuato ciò che ho lasciato. Più o meno. Magari lo spiegherò meglio in un altro post, altrimenti vien tutto troppo lungo, ma in sostanza: l’ingegneria (magari non chimica, ecco) alla fin fine mi piace, e a lasciarla me ne sarei pentita… così come mi sarei pentita di non aver fatto matematica. Dato che avrei avuto un pentimento in qualsiasi caso, tanto valeva continuare.

E quindi, dopo 1255 parole (!!!) arriviamo alla conclusione che una settimana fa ho iniziato il primo anno della magistrale in Ingegneria Energetica, e tutti i corsi degli esami di questo semestre mi piacciono un sacco!

E adesso, torno al mio ripassino di elettrotecnica.

el

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5 risposte a "Io, la Scuola e l’Università."

    1. uhhh ciao collega ingegnere! 😀 io, tornando indietro, avrei fatto ingegneria elettrica probabilmente! Sto seguendo adesso esami della triennale di elettrica come esami a scelta, e mi piacciono tantissimo! peccato :/ comunque anche io avevo fatto chimica anche perché avevo una mezza idea di far nucleare dopo ^_^

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