Danse Macabre

Questo post doveva essere scritto il 31 ottobre. Peccato che il 31 ottobre avessi la febbre e, tra una cosa e l’altra, ho rimandato un po’.

E nulla, oggi non ho voglia di parlare di niente di particolare, voglio solo farvi vedere la mia prima zucca intagliata per Halloween. E’ stata una cosa troppo divertente, due ore di intagli con strumenti di fortuna (forchetta, coltello, taglierino) e questo è il risultato: adoro!

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E, dato che mi sembra molto a tema, vi lascio con qualcosina da ascoltare… che non può che essere Danse Macabre, ma al pianoforte. (Io la preferisco fatta da Cohen, di cui purtroppo per oscuri motivi non ho trovato il video su YouTube!)

Buon ascolto.

Teatro.

Prima di quest’anno, non ero mai stata a teatro.

O meglio, non di mia spontanea volontà a vedere qualcosa che mi piacesse sul serio.

Ci sono stata anni fa, per vedere qualche spettacolo di danza (okay, si tratta di secoli fa in realtà), e nel periodo delle superiori siamo andati una volta con la scuola a vedere una rappresentazione teatrale fatta da ragazzi poco più grandi di noi, proprio su una classe di scuola.

Qualche giorno fa invece, ci sono stata per la terza volta in quest’anno.

E’, senza dubbio, uno dei posti nel mondo in cui preferisco stare. Uno dei miei preferiti. Uno in cui mi sento bene, a mio agio, in cui mi ci trovo, come fossi a casa.

Ed è tutto ancora più bello quando la persona con cui ci vai lo ama quanto te.

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Il 6 novembre poi era il mio compleanno, e il 9 novembre c’era il concerto. Di pianoforte. Il pianista avrebbe suonato Chopin e Liszt. E amo entrambi.

E il mio auto-regalo di compleanno, era essere lì in prima fila.

Tra l’altro, ho deciso di segnarmi pure tutto ciò che andrò a vedere, come una specie di bullet journal del teatro! Sarà bello, tra una decina d’anni, sfogliare le pagine e ricordare volta per volta…

(Cerco di riuscire a far tutto ciò che vorrei ogni giorno, purtroppo spesso non ci riesco. Per dire: vorrei scrivere qui sul blog molto più spesso, ho tanto da dire, ma molte volte manca la voglia e soprattutto il tempo. In ogni caso, spero che stiate tutti bene e vi abbraccio tutti. <3)

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La foto di quel momento.

Quello poco prima che si spengano le luci, e solo lui rimane illuminato.

Quando, per un po’, il mondo intorno cessa di esistere.

Peso.

Questa settimana, ho ricominciato a vivere, e vedo il mondo con altri occhi.

Questa settimana ho imparato tantissime cose, e questa settimana me la porterò dietro per tutta la vita.

Ho imparato delle cose sulle persone, sulla vita, sull’amore, sulla sofferenza, sulla difficoltà di essere forti in ogni situazione.

Mi sono sempre sforzata di esserlo, forte, soprattutto per gli altri, perché ho sempre creduto che portare i pesi degli altri, e quindi aiutarli in qualche modo, fosse più facile che portare i propri: spesso infatti è così. Le cose che non ci toccano direttamente sembrano sempre più lontane, giustamente, e più leggere. E’ più facile rimanere razionali, senza lasciarsi coinvolgere dalle emozioni, dai sentimenti, perché vedi le cose da un mondo esterno, a parte. Essere forti, per gli altri, l’ho sempre vista come una cosa semplice. E di questa cosa ne sono sempre stata convinta, non ero mai stata smentita.

Lunedì è cambiata ogni cosa.

Nessuno aveva mai aperto a me il proprio cuore. E nemmeno l’avevo mai chiesto. E io mai l’avevo fatto per nessuno. Ma non parlo di raccontare cose private per forza, non per forza fatti accaduti, ma parlo di raccontare ciò che si ha dentro. Le cose più brutte, spaventose che abbiamo quasi tutti nella mente. Le ansie, la sofferenza, tutte quelle cose accadute e provate nella vita che ci si tiene sempre dentro con la convinzione, il 99% delle volte esatta, che se raccontate verranno giudicate e sminuite.

Che vuoi che sia un po’ di tristezza, tanto ti passa.

Vabbè che sarà mai, domani starai meglio.

Eh ma sei sempre triste, sorridi un po’!

Dai, pensa ad altro così stai meglio.

Un cazzo.

Il dolore è una cosa esclusiva, è personale. Che ognuno vive a modo suo, senza dubbio. Eppure ci sono persone, che hanno provato sensazioni così simili, che capiscono. Condividono.

Persone che sono unite nella sofferenza.

Non lo credevo nemmeno possibile, per me è stata una scoperta del tutto nuova.

Non credevo possibile riuscire a parlare di certe cose con una persona, e vedere che capiva.

Capiva.

Ogni cosa. Perché sapeva, l’aveva provata. Sperimentata su pelle.

E io capivo!

Capivo lui. Capivo ogni cosa, ogni parola, tutto.

E, ancora in quel momento, credevo davvero di essere forte.

Invece avete presente le esplosioni? Dopo un’esplosione molto forte c’è sempre un’onda d’urto. Un’esplosione libera energia, e più energia verrà liberata in poco tempo, maggiore sarà l’onda d’urto.

L’onda d’urto però non arriva subito. Ha bisogno di un certo tempo per arrivare, ma poi è distruttiva. E più sei vicino alla fonte, più è disastrosa.

E alla fine è arrivata. Io non ho solo capito, io poi ho sentito. Provato, sperimentato, e continuo a farlo in questo preciso istante. E’ come sentirsi schiacciare da un peso immenso che non ti fa respirare, che a volte sembra lasciarti per poi tornare ancora, ancora e ancora, con la stessa forza. E ci provi, a reggerlo, e riesci a volte, perché lo stai facendo perché lo vuoi e perché l’hai chiesto, ma dopo che lo reggi per un po’ ti stanchi, e allora ti schiaccia di nuovo a terra, e non pensi ad altro se non al fatto che non sei abbastanza forte.

Eppure, è proprio provando tutto ciò che ho capito che sceglierei di reggerlo mille volte più pesante, se solo servisse ad alleggerire il suo. Se solo potessi strapparglielo. Se solo potessi lo subirei io tutto, lo giuro, lo preferirei su di me. Non me ne pentirei mai.

Quest’ultima cosa mi ha fatto pensare che adesso ho una visione molto più ampia dell’amore. Lo vedo adesso nella sua versione più pura, più altruistica, più abnegante se vogliamo, ma più piena e concreta.

E’ questo il pensiero che mi fa lottare contro la rassegnazione a finire a terra. Questo è il pensiero che mi fa respirare ancora, e da cui trarrò la forza che mi manca ancora.

Ti amo, Alessandro. Lo faccio per te

“La vita è una commedia per coloro che pensano e una tragedia per coloro che sentono

Horace Walpole

Fortress – Queens of the Stone Age

Your heart is like a fortress
You keep your feelings locked away
Is it easier?
Does it make you feel safe?
You wander through the darkness
Of wilderness behind your eyes
I know you’re afraid
But you gotta move on
Every fortress falls
It is not the end
It ain’t if you fall
But how you rise that says
Who you really are
So get up and go through
If ever your fortress caves
You’re always safe
I believe I know you
Yet I don’t truly know myself
I pray you won’t feel as alone
As I have felt
I don’t want to fail you so
I tell you the awful truth
Everyone faces darkness on their own
As I have done, so will you
Every fortress falls
It is not the end
It ain’t if you fall
But how you rise that says
Who you really are
So get up and go through
If ever your fortress caves
You’re always safe in mine
The Earth spins ‘round the sun
And behind everything happens
Every night that falls breaks
To sunrise
If your fortress is under siege
You can always run to me
If your fortress is under siege
You can always run
Every fortress falls
It is not the end
It ain’t if you fall
But how you rise that says
Who you really are
So get up and go through
If ever your fortress caves
You’re always safe in mine
If ever your fortress caves
You’re always safe in mine
If ever your fortress caves
You’re always safe in mine
Come on through
Come on through

Titolo.

Come inizio ciò che vorrei dire?

La conoscete la sensazione di inadeguatezza verso qualcuno? Sapete cosa significa?

Quando vi sentite troppo poco, ecco. Ma non in generale, non un problema di autostima, no. E’ solamente in un caso specifico, dovuto a determinate cose.

La conoscete la sensazione di vivere dietro un’ombra?

E saperlo. Esserne coscienti, cercare di passarci sopra, e a volte dimenticarlo. Rimettere assieme i pezzi, piano piano, Ma poi torna, e distrugge il poco che avevi rimesso assieme, rendendo tutto più rovinato di prima, e sempre più difficile da aggiustare.

Sapete cosa vuol dire non riuscire più a fidarvi, anche quando vorreste?

Quando voi avete aperto il vostro cuore ma in cambio non avete ricevuto quasi nulla. E allora torna quell’idea, e come un tarlo va più a fondo, e ricomincia la sensazione del troppo poco.

Sapete cosa vuol dire quando vorreste smettere di sentire?

E preferire tornare a una vecchia vita, e ricominciare da là. Un passo alla volta, da soli. Ri-imparare a camminare, senza usare un’altra mano, ma solamente le proprie.

Sapete cosa vuol dire quando avete paura, in realtà, della verità?

Anche se l’avete sempre saputa chiaramente.

Ho letto una volta di un tizio che diceva che le persone sensibili hanno una marcia in più. Caro Tizio, preferirei averne 10 di marce in meno, ma almeno non sentirei quello che sento adesso.

Io, la Scuola e l’Università.

(Prima di cominciare: questo post è diventato decisamente più lungo del previsto. Volevano essere qualcosa come 10 righe sul fatto che avessi iniziato le lezioni, e invece c’è metà storia della mia vita. Mi scuso anche per gli eventuali errori di sintassi, so che ce ne sono, ma di rileggerlo un’altra volta mi scoccia un po’ :P)

Lezioni iniziate esattamente una settimana fa.

Finalmente! 

E, sembra strano ammetterlo… mi sono mancate un sacco!

Avevo scritto in un post precedente che in realtà avevo trovato il modo di riempire il tempo, però… fare qualcosa di diverso sempre e imparare nuove cose è bello. Almeno, a me piace.

All’università, al contrario del liceo, mi sono sempre trovata benissimo. Oddio, forse con benissimo esagero, perché ho avuto un periodo di indecisione sulla vita, causato anche dall’università, che lasciamo perdere. Ma, per poterlo spiegare, bisognerebbe tornare un po’ indietro…

Fino alla terza media sono stata bravina in quasi tutto, ad esclusione di storia e geografia. Venivo seguita abbastanza da mamma, quindi diciamo che o studiavo… o studiavo :’D Amavo la matematica alle medie, tanto che mi mettevo nei pomeriggi liberi e dedicavo un’oretta a risolvere problemi che non venivano assegnati, quelli più “difficili” per vedere se riuscivo a farli (e riuscivo) perché mi piaceva e mi rilassava tantissimo.

In prima superiore mi sarei voluta iscrivere al liceo tecnologico: niente latino, tanta fisica e chimica e informatica. Gli iscritti erano 7 (SETTE) e la classe non l’hanno formata, quindi ho dovuto per forza (le altre scuole sono a 70 km dal mio paese, non sarei potuta andarci) scegliere il liceo ordinario. Risultato: totale rifiuto per qualsiasi cosa, specialmente il latino, studiavo il minimo possibile giusto per non essere rimandata. L’università la vedevo come una cosa lontanissima, con 5 anni schifosi davanti quindi non ci pensavo nemmeno. Alle medie ero bravissima in matematica, scienze e tecnologia, ma l’unica cosa di scientifico che facevo in prima erano le misere 4 ore di matematica a settimana, che “grazie” ad un professore che entrava in classe a leggersi il giornale per ore, era come se non ci fossero.

In seconda ho pure smesso di studiare per non essere rimandata, il latino l’ho ignorato proprio. Risultato: rimandata in latino. La matematica ha iniziato ad essere noiosa: le cose da studiare erano troppo semplici, e venivano esposte come formule da sapere e basta, risolvere cose in modo macchinoso senza sapere bene perché, senza usare la testa. Senza ragionare. La matematica piace a poca gente, e secondo me una grande parte di colpa è della tantissima gente che non la sa spiegare. Non la studiavo mai, durante le spiegazioni facevo altro, e mi salvavo solamente perché prima dei compiti mi vedevo qualcosa, a volte la mattina stessa, e mi salvavo con quei fantastici 6–. La seconda è stato l’anno in cui ho riscoperto la passione per il disegno, ho cominciato a dipingere e usare varie tecniche nel disegno su carta, e ho praticamente passato l’anno a convincere i miei ad iscrivermi al liceo artistico… ovviamente la risposta è stata no, perché a 70 km era troppo lontano. In seconda ho iniziato ad avere una mezza idea di cosa volessi fare dopo: in quel periodo, ero assolutamente convinta avrei fatto l’accademia di belle arti.

In terza non ho evidentemente capito la lezione avuta in seconda, il latino oltre alle versioni inizia a comprendere una buona fetta di storia e letteratura e mi fa più schifo che mai. Risultato: rimandata ancora in latino. La matematica continua a non piacermi per come viene fatta, troppo noiosa, e tutti quei compiti a casa tutti uguali… la cosa più faticosa era scriverli, e non risolverli. Continuo a salvarmi coi 6–, forse un 6 pieno ogni tanto, ma stiamo là… In terza iniziamo a studiare fisica e filosofia. Mi piacciono entrambe, ma, per vari motivi, nessuna delle due mi appassiona. Continuo a pensare che l’accademia di belle arti sia la cosa che mi si addice di più, oppure architettura…

In quarta vedo che molti intorno a me hanno già idea di cosa vogliono fare. Io no. In quarta ho avuto un professore di filosofia che mi faceva amare ogni ora di quella materia. Rendeva chiarissimo ogni ragionamento, era pura logica, puro pensiero, e in quarta ho iniziato a pensare che avrei fatto filosofia, anche se pure psicologia mi sarebbe piaciuto (questa idea non so bene da dove fosse venuta, probabilmente è perché in quarta ho letto i primi romanzi di formazione). La fisica si fa più interessante e pure quella mi piace. La matematica mi piace un po’ di più, e quell’anno si fa chimica. Ahhh, la chimica! Meravigliosa!

In quinta la svolta. La fisica inizia a piacermi tantissimo, al posto della chimica si fa geografia astronomica, e mi appassiono ancora più alle stelle, cosa che ho sempre amato. La filosofia pure, però, mi piace un sacco, e abbiamo un nuovo professore che pure è bravissimo. In quinta si inizia a studiare l’analisi matematica, cosa che amo, e la matematica ritorna ad essere un modo piacevole per passare le giornate. Qui cominciano le indecisioni: mi piaceva la fisica (soprattutto l’astrofisica!), la chimica, la matematica, e la filosofia. Diciamo che era un’indecisione su due grandi ambiti: scientifico o umanistico? Ho sempre avuto una propensione per lo scientifico, ovviamente, ma ero comunque indecisissima. La svolta è stata vedere, per caso, un’intervista su un programma che ora non ricordo (e non ho voglia di cercare) di una ragazza italiana, laureata in fisica che ha un’importante posizione al CERN di Ginevra. Lei al tempo del liceo era indecisa in cosa continuare tra fisica e filosofia: in entrambi ci si pongono delle domande. Sul mondo e su ciò che ci circonda, e sulla vita. In entrambe ci si interroga, ma dove hai delle risposte chiare, con delle prove? Lei riteneva che in fisica hai più risposte certe, e per questo ha poi scelto fisica e ne era contenta. Questo a grandi linee è stato il suo ragionamento (moooolto a grandi linee) e questa cosa mi ha fatto ragionare sul fatto che io la pensassi allo stesso modo. (non dico che sia una cosa oggettiva, sia chiaro: ovviamente è tutto soggettivo, può anche essere un ragionamento senza senso, ma io mi ci ritrovo comunque).

Quindi: quinta superiore… e dopo? Fisica, matematica, o chimica? L’indecisione della vita. Io avrei fatto matematica ma… un grande MA… ho fatto uno degli errori più grandi. Siccome al liceo ho studiato bene la matematica solo all’ultimo anno, mi è stato detto praticamente da tutti (professori compresi) che non sarei riuscita ad affrontare quella facoltà. L’errore mio è stato semplicemente crederci.

Di conseguenza, sono stata tantissimo indecisa tra fisica e chimica. Così indecisa che alla scoperta del fatto che esistesse una facoltà che si chiamasse Ingegneria Chimica, ho pensato “beh, c’è sicuramente tanta fisica e tanta chimica e anche tanta matematica! Mi piacerà sicuramente!”

Ed è così che con questo penoso e discutibile pensiero, mi sono iscritta in ingegneria chimica.

 

A parte il fatto che il corso è stato completamente diverso da come me lo sono aspettata (e soprattutto molta meno chimica di quanto pensassi!), mi è piaciuto ma anche no. Mi sono piaciute alcune cose, altre per niente. E per tutti gli anni ho avuto sempre il pensiero di come sarebbe stato fare matematica. Perché, tra le cose, una delle cose che ho capito facendo ingegneria è che amo la matematica. Più ci sono cose difficili, più mi piace. E, appena laureata, ci sono andata vicinissima a ricominciare la triennale lì… mi sono lasciata del tempo da febbraio fino a due mesi fa per pensarci, ma poi ho deciso che avrei continuato ciò che ho lasciato. Più o meno. Magari lo spiegherò meglio in un altro post, altrimenti vien tutto troppo lungo, ma in sostanza: l’ingegneria (magari non chimica, ecco) alla fin fine mi piace, e a lasciarla me ne sarei pentita… così come mi sarei pentita di non aver fatto matematica. Dato che avrei avuto un pentimento in qualsiasi caso, tanto valeva continuare.

E quindi, dopo 1255 parole (!!!) arriviamo alla conclusione che una settimana fa ho iniziato il primo anno della magistrale in Ingegneria Energetica, e tutti i corsi degli esami di questo semestre mi piacciono un sacco!

E adesso, torno al mio ripassino di elettrotecnica.

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Tempo.

Eh sì, sono ancora viva!

Non sono sparita, semplicemente… non avevo molta ispirazione per scrivere. O magari ne avevo, ma ho sempre preferito fare altro.

Ebbene sì, tra meno di 4 giorni ricomincio l’università.

Mi chiedo io, ma perché già da settembre? Non è giusto. Non mi sento ancora pronta, non so ancora come farò ad organizzare il mio tempo.

Tempo.

Mi sono laureata alla triennale a fine febbraio, e di conseguenza ho dovuto aspettare fino  a settembre per iscrivermi al primo anno di magistrale. Inizialmente, passata la prima settimana di riposo assoluto dopo la laurea, ho cominciato ad essere triste. Le giornate mi sembravano vuote, non avevo nulla da fare, e io se mi annoio sono triste. Mi piaceva leggere, ascoltare musica, sì… ma come si passano dei mesi senza fare nulla? Non ero abituata. Sembra strano, ma se ci si abitua per 3 anni ad avere il tempo “contato” per fare qualsiasi cosa, è difficilissimo smettere completamente. La vita sembra vuota. Avevo così tanto tempo, che rimandavo qualsiasi cosa perché vabbè, tanto ho tempo, e quindi facevo anche meno di ciò che avrei dovuto e voluto fare.

Se ho tempo, penso. Ed è davvero meglio che io non pensi, perché penso a cose senza senso e mi faccio paranoie sul fatto che spreco il mio tempo. A pensare. Senza senso. Un circolo vizioso infinito.

Allora siccome non volevo stare in quel limbo di noia e tristezza, ho deciso di iniziare a suonare il pianoforte. La storia la sapete. E quello mi ha preso un sacco di tempo, e continua a prendermene per fortuna. Poi, ho ripreso in mano il mio vecchio account Instagram dedicato ai libri, e ho ricominciato a fotografare e parlare di libri. Ho ricominciato a far qualcosa di artistico sia grazie all’album da colorare che ho comprato, sia grazie al Wreck this Journal (ho fatto tante pagine del mio Jou, e prima o poi ne posterò qualcuna). Ho ricominciato a fare tante, tantissime foto con la reflex. Ho aperto il blog! Vorrei riprendere seriamente a giocare a scacchi…

Insomma… sono arrivata ad un certo punto in cui ci sono troppe cose che voglio fare ogni giorno, e non riesco a farcele stare tutte in una giornata!

Questo mi fa assai stare bene, peccato solo che adesso che mi ero abituata a questi mesi senza università, io debba ricominciare…

Questo significa meno tempo per il blog. Ma, gli spazietti per raccontare qualcosa, li troverò sempre. In questi giorni mi sto prendendo tutto il tempo possibile per fare tutte le cose che mi piacciono prima di aver meno tempo. Mi sto dedicando alla sacra arte del cazzeggio.

Curiosa, la cosa. Sono passata dal voler saltare direttamente vari mesi, al voler moltiplicare 100 volte questi ultimi quattro giorni.

pinao23

Settembre, conclusioni e nuovi inizi.

Per me, il nuovo anno è sempre stato quello che inizia da settembre e finisce al settembre successivo.

Quello che si avvicina col finire dell’estate, e comincia con il primo temporale che cancella il definitivamente il caldo e l’afa.

Settembre per me è sempre stato il mese di tutti gli inizi: la scuola, ogni anno; i buoni propositi; l’università pure, che anche se inizia più verso ottobre, richiede tutto un giro di iscrizioni, preparazione psicologica al passare le giornate seguendo lezioni, visione degli orari (e ulteriore preparazione psicologica a questo! Ahah), ecc.

Oggi c’è stato il primo temporale, dopo tanto tempo. Ho la finestra aperta, c’è ancora l’odore della pioggia. Per me, il nuovo anno comincia oggi.

E si conclude quello appena passato, l’anno che mi ha più cambiata nella mia vita. Perché forse, dopo anni di indecisioni e dubbi, sono finalmente voluta cambiare io. Ho voluto metter da parte le paure, e iniziare a far qualcosa per me stessa. E credetemi, le soddisfazioni sono arrivate. Le cose belle, sono arrivate tutte. Ultima, e non meno importante, la fiducia in me stessa e nelle cose che faccio. Dalla noia, dal non trovare gli stimoli in nulla, sono arrivata a non avere quasi più il tempo di far tutto quello che vorrei fare, ed è una sensazione bellissima e appagante.

E tutto ciò, è partito proprio dallo scorso settembre. Ma questa è un’altra storia, che racconterò più in là…

Oggi invece continuo a suonare una delle mie composizioni preferite di Chopin, e imparerò anche oggi qualcosa di nuovo.

Oggi ho iniziato L’idiota di Dostoevskij, che mi farà compagnia per tutto il mese, penso.

Oggi ho ascoltato il primo temporale con la persona più importante della mia vita.

Oggi l’ho ascoltato di nuovo suonare per me, col profumo di pioggia nella stanza.

Oggi ero ispirata per scrivere, e infatti ho scritto un sacco di cose.

Oggi ho acceso la mia candela preferita, Autumn Night (nome piuttosto azzeccato!), e ho fatto qualche foto. Come vedete libri e pianoforte sempre nei miei pensieri.

Quindi, caro nuovo settembre: ti guardo con speranza, che sia l’inizio di un nuovo anno pieno di vita come questo che si conclude.

l'idiotapianoforte e autunno