Torino e SalTo 2018

Eh sì, sono ancora viva.

E sì, non ho abbandonato il blog e non ho nemmeno intenzione di farlo.

Semplicemente, spesso la vita scorre un po’ più lenta, più monotona, con niente di eclatante di cui poter raccontare. Spesso, le piccole cose felici della monotonia è bello tenersele strette a sé.

Però oggi, mezzanotte e tre minuti, appena dopo aver acceso il pc, sento il bisogno irrefrenabile di scrivere qualcosa, mettere nero su bianco le emozioni che ho dentro, scrivere il più possibile di questi magnifici 3 giorni passati a Torino, realizzando un piccolo sogno che avevo da 5 anni…

[…] e in realtà ho scritto questo post un paio di volte, ogni volta esce troppo lungo e ho la tendenza ad essere abbastanza dispersiva, quindi farò un riassuntissimo delle cose bellissime di questi tre giorni:

1) Andare finalmente al Salone del Libro, dopo secoli che ci vuoi andare, incontrare dal vivo per la prima volta persone con cui hai sempre parlato solo virtualmente; parlare con le persone che stanno dietro alla tua casa editrice preferita, che ti riconoscono e ti regalano pure un libro (“a me è piaciuto, sicuramente piacerà anche a te!” ovviamente l’ho già letto e infatti era bellissimo);
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2) Sempre al Salone, vedere un “collega” che pubblica il suo primo libro, vedere l’emozione di un sogno che si avvera; oltretutto 4 dei libri sono presi da CE indipendenti e 3 sono pure autografati da chi li ha scritti <3;
3) Fare la fila di un’ora e mezza per la conferenza omaggio a Game Of Thrones, sedersi per terra assieme ad altre persone che non conosci, tutti a leggere, tutti assieme <3; e alla conferenza sentire tanti scrittori che fanno i propri omaggi a GoT, con interventi di vari studiosi, filosofi, sulle tematiche presenti in Martin e Tolkien ecc: il tutto alla faccia di chi “ah, ma leggi ancora roba come il fantasy?” (Nella foto, ovviamente io e Alessandro siamo i primi due a sinistra!)
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4) La signora della casa-albergo che ci lascia un vassoio pieno di cioccolati e wafer perché “veramente questo non era compreso nel prezzo, ma sono io così, mi piace fare le gentilezze, sono fatta così”;
5) Girare i mercatini dell’usato di Torino, trovarci meraviglie, entrare in librerie stupende, tra l’odore di libri usati, le pagine ingiallite… Trovare inoltre un libro uscito l’anno scorso che volevi un sacco, ma che trovavi solo a prezzo di copertina (18 euro)…a 2,50 euro;
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6) LA FARINATA! MA QUANTO è BUONA LA FARINATA!
7) Non vedere nemmeno per sbaglio (non perché non volevamo eh, ma tra una cosa e l’altra…) i monumenti storici, tipo la Mole Antonelliana ecc… ma nemmeno da lontano. In compenso scoprire il parco più bello mai visto, Parco Dora… ed è subito romanzo distopico post apocalittico;
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8) Arrivare all’ultimo giorno soddisfatta per aver speso poco in libri… giustamente spenderci il mondo al Museo Egizio in souvenir che manco fossero fatti d’oro (però la statuetta a forma di gatto egizio DOVEVA. ESSERE. MIA.);
9) I viaggi della speranza, andata e ritorno. Per risparmiare fare Cagliari-Bergamo (alle 6 e 30 del mattino), poi Bergamo-Milano, poi Milano Torino. Però leggendo tantissimo durante i viaggi!;
10) Suonare il pianoforte all’aeroporto di Bergamo e perdere quasi l’aereo. Ho suonato il mio primo pianoforte acustico, un piccolo pianoforte a coda! L’emozione. Alessandro ha passato un’ora suonando, con gente che filmava, che camminava saltellando felice, che si metteva a guardare ed ascoltare, e gente carinissima che passava e diceva Thank You. Queste, le emozioni che solo la musica sa dare.
11) Tu. Che condividi le mie più grandi passioni, che hai reso tutto questo incredibile quanto il sogno più bello.
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Sembriamo 18enni… in realtà abbiamo quasi 24 e quasi 27 ^^”

L’Incubo di Hill House, Shirley Jackson

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Una mia piccola recensione sull’ultimo romanzo letto, classico della letteratura horror!

Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.”

Protagonista del romanzo è Eleanor “Nell” Vance, una tormentata ragazza che viene “ingaggiata” assieme ad altri dal professor Montague per degli esperimenti sulla presenza di entità, o fenomeni paranormali nella sinistra Hill House. La casa, come si inizia a capire da subito, esercita una forte influenza psicologica sui suoi abitanti, e pare colpire, alla fine, le persone più suscettibili, proprio come Nell. Questo romanzo sta esattamente al confine tra un horror e un romanzo psicologico: infatti è questa la parte davvero rilevante, il cambiamento interiore dei personaggi e soprattutto della protagonista. Non ci sono scene splatter, non ci sono grandi colpi di scena, ma Shirley Jackson non ha bisogno di queste cose: il romanzo è interamente permeato da un senso di inquietudine, con qualche picco di intensità certo, ma che rimane sempre un po’ velato, proprio come un leggero filo di aria gelida che ti arriva sul collo. Personalmente, amo questa variante dell’horror ed è per questo che per me è assolutamente promosso. A questo si aggiunge uno stile di scrittura unico, che ti trasporta dentro Hill House assieme agli altri. Per me, l’unico piccolo neo è stato l’assoluta odiosità di tutti i personaggi. Per il resto, l’ho trovato assolutamente geniale, soprattutto per quanto riguarda il finale: era tutto vero? era tutta suggestione? E’ stata la follia di Eleanor a dar vita a tutto? Questo, non ci è dato sapere. Ma “[…]il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse là dentro, si muoveva sola.

Stephen King mon amour

Questa è uno degli articoli che non vedevo l’ora di scrivere!

Oggi si parla del mio grande amore letterario, Stephen King.

Ho letto il primo suo libro a 14-15 anni, e ora sono quasi 10 anni di amore puro. In realtà non ho letto nemmeno metà delle sue opere (ne ho letto una 30ina se non sbaglio), anche se per il 2018 ho come obbiettivo quello di leggerle tutte…

Ho cominciato, come vi ho detto, a 14 anni con La casa del Buio, prestato dalla madre di un compagno di classe. Considerate che io a quell’età nemmeno sapevo chi fosse, quindi quando me l’hanno prestato non avevo idea di come potesse essere, e di cosa potesse parlare. Ricordo che mi era piaciuto molto, e di conseguenza avevo letto subito anche l’altro che mi era stato prestato, l’Acchiappasogni… quello davvero bellissimo.

Avevo deciso così di comprarmi altri suoi libri, e ho cominciato naturalmente da IT. Letto in due settimane, lo portavo addirittura a scuola per poterlo leggere alla ricreazione e di nascosto durante le lezioni. Rimane per quello il mio libro preferito. Ne ho letti altri suoi che mi piacciono praticamente quanto quello, ma IT rimarrà sempre nel mio cuore per essere stato il suo primo libro comprato e amato. ❤

Di conseguenza ho cominciato a collezionare i suoi libri. Nel senso che li prendevo a scatola chiusa, senza nemmeno leggere la trama, perché tanto sapevo che mi sarebbero piaciuti.

In quasi 10 anni (il 2018 sarà l’anno dei miei 24 anni!), con molto orgoglio ho tutti i suoi libri tranne 4.

3 dei 4 che mi mancano li prenderò nei prossimi mesi, uno purtroppo è impossibile da trovare (a prezzi ragionevoli). E’: Unico indizio la luna piena, e spero vivamente facciano qualche ristampa perché si trova solamente intorno ai 200 euro. FOLLIA. Che peccato 😦

La cosa che mi piace di più, poi, è che ho l’80% dei suoi libri comprati usati, alcuni anche più vecchi di me, trovati sotto i 5 euro, e qualcuno anche 1 o 2 euro. Io adoro i libri usati, e se posso li preferisco a quelli nuovi. Hanno un odore diverso, vissuto, e scoprire libraccio anni fa è stata una di quelle cose che mi hanno cambiato la vita ahahah

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Questa è una foto di qualche mese fa, adesso ce ne dovrebbero essere tipo… 15 in più! Almeno in italiano.

Ho trovato un sito che vende libri in inglese usati a 3 euro e me li sto riprendendo anche in inglese, perché l’idea dopo averli finiti di leggere tutti in italiano è leggerli in lingua originale… questo vi fa capire il livello di ossessione ahahah

Prima o poi farò un’altra foto… appena prendo il coraggio, vi assicuro che spostarli tutti dalla libreria e rimetterceli non è un’impresa da poco! :’D

Prima o poi scriverò anche un post sui miei libri preferiti di King (tra quelli letti) e sul perché, perché essendo almeno una decina hanno bisogno di un post tutto loro.

Voi avete uno scrittore di cui comprereste e leggereste qualsiasi cosa? (Anche la lista della spesa se gli desse un titolo e la pubblicasse?:D)

Un anno di vita.

10/02/2018.

Un anno assieme è già passato.

Un anno vissuto, vissuto davvero, come non ho mai fatto.

Un anno in cui ho ripreso a fare cose che mai pensavo che avrei ripreso a fare: scrivere, disegnare, dipingere.

Un anno in cui ho fatto cose per la prima volta che pensavo sarebbero rimaste per sempre solo dei sogni.

Un anno in cui ho imparato tantissimo, sugli altri e su di me.

Un anno in cui ci sono stati alti e bassi, certo, ma che sono stati affrontati e superati.

Un anno in cui ho scoperto l’esistenza di nuove emozioni mai provate.

Un anno pieno di colori.

Un anno di vita.

Un anno con te.

Love you. ❤

 

“Now I think that all of us are born with a hole in our hearts, and we go around looking for the person who can fill it.” 

Stephen King

Io e i libri.

Ah, i libri.

Fogli di carta scritti ed uniti assieme, eppure piccoli mondi.

I libri sono stati il mio primo amore. Nato da quando ero piccola, e forse una delle uniche cose che continuo ad amare e che anzi, amo ogni giorno di più.

In casa mia, sono l’unica lettrice. Non so nemmeno se mio padre ne abbia mai letto uno di romanzo. Mamma qualcosa l’ha letta, ma non penso nemmeno uno all’anno.

E allora da dove ho iniziato?

Quando ero piccola, un bel po’ piccola, eravamo abbastanza poveri. Non so se si possa usare questo termine, ero piccola e non è che sapessi bene la situazione, ma comunque mia mamma non lavorava, e papà lavorava a volte. E io più che altro me ne rendevo conto dal fatto che non avevo le cose che avevano tutti gli altri, che non avevo nessun giocattolo costoso, o cose così. Niente morir di fame o cose così, ma il minimo necessario, ecco. Questa piccola introduzione serve a spiegare un po’ come io passassi il tempo senza aver giocattoli a parte qualche peluche. Mamma mi portava in biblioteca, quasi ogni settimana, e mi faceva prendere dei libri. Di qualsiasi cosa. Considerate che io nemmeno sapevo leggere allora, non credo di aver imparato prima della prima elementare, eppure io entravo in biblioteca e sceglievo un libro con la mia tessera, e altri due con la tessera di mamma. Più erano illustrati più mi piacevano, e li ho presi sulle cose più disparate: animali, navi, aerei, pure un manuale sui funghi una volta, e davvero, potrei continuare a elencare. Li prendevo, li sfogliavo, copiavo i disegni, li annusavo…

Ho questo ricordo meraviglioso della biblioteca, come un posto in cui fare assoluto silenzio (tanto che avevo paura a volte di far troppo rumore camminando!), con l’odore di carta e gli scaffali immensi (per me che ero piccola piccola) da frugare.

Ricordo ancora il primo libro che mi è stato regalato dai miei genitori: Dinosauri, la storia del film (mi pare si chiamasse proprio così, era uno dei primi film-cartoni in 3D) scritta e illustrata. Amavo i dinosauri e quello è stato uno dei più bei regali di sempre. L’ho letto almeno 1000 volte e sfogliato il triplo di volte.

Immaginate quindi la felicità quando alle elementari ricevetti i libri di scuola, tra cui l’antologia di italiano con tutti i racconti. Ero la persona più felice del mondo. Ci passavo le sere, leggendo, anche perché non potevo far altro… la TV la sera era bandita, non esistevano cellulari e nient’altro, quindi l’unica cosa da fare era leggere. Facevo finta di andare a dormire e poi, quando tutti si coricavano, riaccendevo la luce sul comodino e leggevo quei racconti. Io ero quella che dopo il primo mese li aveva già letti tutti, e quando davano i compiti per casa sul “leggere e rispondere alle domande” li facevo subito perché il racconto lo avevo già letto, svariate volte.

Fino ai primi anni di scuole medie ho letto a grandi linee sempre quelli, li leggevo e li rileggevo.

Alle medie sono successe due cose: ho riscoperto la biblioteca (piccola parentesi: la biblioteca in cui andavo prima è diversa, perché quando ero piccola abitavo in Lombardia, dalla seconda elementare invece sto in Sardegna) e ho letto più o meno tutti i libri della serie dei Piccoli Brividi di cui era fornita, e mia cugina mi ha regalato per Natale i primi due libri di Harry Potter.

E siccome mi era piaciuto tantissimo, mamma mi ha comprato il terzo.

E l’anno dopo, sempre mia cugina, Le cronache di Narnia.

Quelli sono stati a grandi linee i miei primi romanzi “veri”.

Per qualche anno, me li sono fatta bastare. Ho riletto i primi tre volumi di Harry Potter circa 7-8 volte ciascuno (davvero), e le Cronache di Narnia intero due volte, ma i primi racconti più volte, perché avevo solo quelli, e perché erano così belli che li volevo rileggere sempre.

Ai primi anni di superiori ho iniziato a prendere altro in biblioteca, di tanto in tanto… non leggevo moltissimo, non come adesso, ma un libro al mese a grandi linee lo leggevo sempre.

Poi c’è stata una svolta, e non finirò mai di ringraziare quello scrittore per aver scritto quel libro. Non parliamo di un capolavoro della letteratura, no, per niente, ma è stato il primo libro che DAVVERO ha acceso in me un bisogno sfrenato di leggere altro. Scoprire altro. Perché è stato il primo libro ad avermi emozionata così tanto da mettermi a piangere alla fine. E’ stato il primo che mi ha coinvolta così tanto da vedere quasi intorno a me ciò che veniva descritto… parlo di Marina di Carlos Ruiz Zafòn, letto al secondo anno di superiori. Da lì c’è stato un brusco innalzamento dei libri letti all’anno, infatti mi sono comprata e letta tutti i libri di Zafòn, e quegli anni ho scoperto alcuni dei miei autori preferiti, come Ken Follett, la Rowling finendo di leggere tutti gli HP, George Orwell, Edgar Allan Poe…

e… infine…

l’unico e immenso Stephen King.

Vi parlerò un altro giorno di lui, perché avrei infinite cose da dire (e foto da farvi vedere! I suoi libri sono uno dei miei soggetti fotografici preferiti).

Fatto sta che, seppur ho passato alcuni mesi leggendo poco per altri impegni, riprendevo poi il mese successivo leggendone 15.

Se non ho nulla da fare riesco a isolarmi dal mondo e leggere ininterrottamente anche per 10 ore.

Ho anche aperto un blog nel 2013 o 2014, l’ex Odor di Carta, in cui parlavo solo ed esclusivamente di libri e collaboravo con qualche casa editrice, ma alla fine non rispecchiava appieno i miei gusti e ciò che volevo da un mio blog, e per vari motivi, ha iniziato a starmi stretto e ho deciso a malincuore di chiuderlo. (okay, quello è stato un momento di follia perché così facendo ho perso almeno un centinaio di recensioni di svariate pagine, ma vabbè)

C’è molto altro da scrivere, ma lascerò così, perché scriverò altro pian piano.

Fatto sta che i libri sono una parte fondamentale di ciò che sono oggi. Mi hanno insegnato mille cose, e soprattutto mi hanno fatto sentire meno sola negli anni. Mi rincuorano, mi fanno capire che c’è sempre qualcuno che capisce. Sempre. Mi hanno fatto capire di più le altre persone, nel mio piccolo, e soprattutto capire più me stessa con onestà.

E una delle più belle frasi sulla lettura, ve la lascio proprio di Stephen King.

“Per un lettore, una delle rivelazioni più elettrizzanti della vita è quella di essere davvero tale. Non in grado di leggere, ma incapace di smettere perché catturato da un amore folle. Esagerato. Il primo libro che riesce in una simile impresa, non verrà mai dimenticato, con ogni pagina ad accompagnare una nuova verità, perentoria ed esaltante: Sì! Proprio così! Sì! L’ho visto pure io! E naturalmente: Anch’io penso le stesse cose! Anch’io le SENTO dentro!”
Chi perde paga (Finders Keepers, Bill Hodges trilogy #2) – Stephen King

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Amo fare foto ai libri. Ne vedrete tante. ❤ 

ops.

Sì.

Sono viva.

Non scrivo qualcosa da… giorni? mesi? anni? secoli?

C’è un motivo, ovviamente, a tutto c’è un motivo. Poi decidere se sia sensato o meno lo lascio a voi.

Vorrei tanto poter dire di non avere tempo, la verità è che non penso sia vero. Cioè, non penso di avere tutto il tempo del mondo, questo no, però credo che riuscirei a fare molte più cose bene se questo tempo me lo sapessi organizzare. Gestire in qualsiasi modo.

Mi piace fare tantissime cose, e questo penso che si sia capito. Fotografare, leggere (tanto), suonare, andare al cinema e al teatro, ho pure cominciato ad andare ad un salotto letterario (<3), mi piace disegnare e dipingere e scrivere, camminare per ore la sera… e potrei pure continuare, ma il grosso problema è che in tutto questo ci devo mettere pure lo studio che, alla fine, occupa quasi tutto il tempo.

Mi piace quello che studio, tanto… ma c’è un grosso problema quest’anno. Il grosso problema è che sono praticamente da sola in questo. Ho cambiato indirizzo alla magistrale, e tutta la gente che stava con me e che conoscevo, non c’è più. E, ho scoperto, studiare da soli senza riscontri altrui è la cosa più NOIOSA del mondo. Mi passa la voglia. Non mi stimola e non mi motiva. E questo, gente, è il motivo per cui passo più tempo a pensare a questa cosa piuttosto che mettermi effettivamente a far le cose. Perdendo giornate intere in monologhi interiori di autocommiserazione (per essere un po’ tragici, che ci sta).

Però siccome scrivere fa bene all’anima, e già avendo scritto queste cose senza un destinatario ben preciso mi ha già sollevato l’umore, mi sento molto più positiva e voglio definitivamente tornare qui a scrivere.

Forse metterà ordine nella vita.

Forse no.

Nel frattempo ho tante cose di cui vorrei parlare.

Vorrei parlare con voi, anche qui, dei libri che mi piacciono e che leggo, considerato che occupano da sempre una grande parte della mie giornate. La faccio già questa cosa, su Instagram (e, piccolo momentino spam, potete trovarmi lì come @elisworldofbooks e mi farebbe molto piacere<3) ma Instagram è limitato, a volte scriverei pagine su un intero libro… per questo, mi piacerebbe parlarne anche qui.

Vorrei parlarvi di tutta la musica bellissima che sto scoprendo (ho fatto l’abbonamento a teatro, la gioia), e farla conoscere anche a voi.

Vorrei, vorrei, vorrei…

La cosa che però vorrei più di tutte, è ritagliarmi un quadratino di tempo per leggere tutte le cose che scrivete voi nei vostri blog. Non scherzo e non esagero quando dico che in quei pochi mesi che sono stata qui, ho letto cose bellissime, pensieri bellissimi, argomenti su cui riflettere, che ti fanno aprire gli occhi sul mondo. E parlarne assieme.

 

I’m back. ❤

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Danse Macabre

Questo post doveva essere scritto il 31 ottobre. Peccato che il 31 ottobre avessi la febbre e, tra una cosa e l’altra, ho rimandato un po’.

E nulla, oggi non ho voglia di parlare di niente di particolare, voglio solo farvi vedere la mia prima zucca intagliata per Halloween. E’ stata una cosa troppo divertente, due ore di intagli con strumenti di fortuna (forchetta, coltello, taglierino) e questo è il risultato: adoro!

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E, dato che mi sembra molto a tema, vi lascio con qualcosina da ascoltare… che non può che essere Danse Macabre, ma al pianoforte. (Io la preferisco fatta da Cohen, di cui purtroppo per oscuri motivi non ho trovato il video su YouTube!)

Buon ascolto.

Teatro.

Prima di quest’anno, non ero mai stata a teatro.

O meglio, non di mia spontanea volontà a vedere qualcosa che mi piacesse sul serio.

Ci sono stata anni fa, per vedere qualche spettacolo di danza (okay, si tratta di secoli fa in realtà), e nel periodo delle superiori siamo andati una volta con la scuola a vedere una rappresentazione teatrale fatta da ragazzi poco più grandi di noi, proprio su una classe di scuola.

Qualche giorno fa invece, ci sono stata per la terza volta in quest’anno.

E’, senza dubbio, uno dei posti nel mondo in cui preferisco stare. Uno dei miei preferiti. Uno in cui mi sento bene, a mio agio, in cui mi ci trovo, come fossi a casa.

Ed è tutto ancora più bello quando la persona con cui ci vai lo ama quanto te.

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Il 6 novembre poi era il mio compleanno, e il 9 novembre c’era il concerto. Di pianoforte. Il pianista avrebbe suonato Chopin e Liszt. E amo entrambi.

E il mio auto-regalo di compleanno, era essere lì in prima fila.

Tra l’altro, ho deciso di segnarmi pure tutto ciò che andrò a vedere, come una specie di bullet journal del teatro! Sarà bello, tra una decina d’anni, sfogliare le pagine e ricordare volta per volta…

(Cerco di riuscire a far tutto ciò che vorrei ogni giorno, purtroppo spesso non ci riesco. Per dire: vorrei scrivere qui sul blog molto più spesso, ho tanto da dire, ma molte volte manca la voglia e soprattutto il tempo. In ogni caso, spero che stiate tutti bene e vi abbraccio tutti. <3)

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La foto di quel momento.

Quello poco prima che si spengano le luci, e solo lui rimane illuminato.

Quando, per un po’, il mondo intorno cessa di esistere.

Peso.

Questa settimana, ho ricominciato a vivere, e vedo il mondo con altri occhi.

Questa settimana ho imparato tantissime cose, e questa settimana me la porterò dietro per tutta la vita.

Ho imparato delle cose sulle persone, sulla vita, sull’amore, sulla sofferenza, sulla difficoltà di essere forti in ogni situazione.

Mi sono sempre sforzata di esserlo, forte, soprattutto per gli altri, perché ho sempre creduto che portare i pesi degli altri, e quindi aiutarli in qualche modo, fosse più facile che portare i propri: spesso infatti è così. Le cose che non ci toccano direttamente sembrano sempre più lontane, giustamente, e più leggere. E’ più facile rimanere razionali, senza lasciarsi coinvolgere dalle emozioni, dai sentimenti, perché vedi le cose da un mondo esterno, a parte. Essere forti, per gli altri, l’ho sempre vista come una cosa semplice. E di questa cosa ne sono sempre stata convinta, non ero mai stata smentita.

Lunedì è cambiata ogni cosa.

Nessuno aveva mai aperto a me il proprio cuore. E nemmeno l’avevo mai chiesto. E io mai l’avevo fatto per nessuno. Ma non parlo di raccontare cose private per forza, non per forza fatti accaduti, ma parlo di raccontare ciò che si ha dentro. Le cose più brutte, spaventose che abbiamo quasi tutti nella mente. Le ansie, la sofferenza, tutte quelle cose accadute e provate nella vita che ci si tiene sempre dentro con la convinzione, il 99% delle volte esatta, che se raccontate verranno giudicate e sminuite.

Che vuoi che sia un po’ di tristezza, tanto ti passa.

Vabbè che sarà mai, domani starai meglio.

Eh ma sei sempre triste, sorridi un po’!

Dai, pensa ad altro così stai meglio.

Un cazzo.

Il dolore è una cosa esclusiva, è personale. Che ognuno vive a modo suo, senza dubbio. Eppure ci sono persone, che hanno provato sensazioni così simili, che capiscono. Condividono.

Persone che sono unite nella sofferenza.

Non lo credevo nemmeno possibile, per me è stata una scoperta del tutto nuova.

Non credevo possibile riuscire a parlare di certe cose con una persona, e vedere che capiva.

Capiva.

Ogni cosa. Perché sapeva, l’aveva provata. Sperimentata su pelle.

E io capivo!

Capivo lui. Capivo ogni cosa, ogni parola, tutto.

E, ancora in quel momento, credevo davvero di essere forte.

Invece avete presente le esplosioni? Dopo un’esplosione molto forte c’è sempre un’onda d’urto. Un’esplosione libera energia, e più energia verrà liberata in poco tempo, maggiore sarà l’onda d’urto.

L’onda d’urto però non arriva subito. Ha bisogno di un certo tempo per arrivare, ma poi è distruttiva. E più sei vicino alla fonte, più è disastrosa.

E alla fine è arrivata. Io non ho solo capito, io poi ho sentito. Provato, sperimentato, e continuo a farlo in questo preciso istante. E’ come sentirsi schiacciare da un peso immenso che non ti fa respirare, che a volte sembra lasciarti per poi tornare ancora, ancora e ancora, con la stessa forza. E ci provi, a reggerlo, e riesci a volte, perché lo stai facendo perché lo vuoi e perché l’hai chiesto, ma dopo che lo reggi per un po’ ti stanchi, e allora ti schiaccia di nuovo a terra, e non pensi ad altro se non al fatto che non sei abbastanza forte.

Eppure, è proprio provando tutto ciò che ho capito che sceglierei di reggerlo mille volte più pesante, se solo servisse ad alleggerire il suo. Se solo potessi strapparglielo. Se solo potessi lo subirei io tutto, lo giuro, lo preferirei su di me. Non me ne pentirei mai.

Quest’ultima cosa mi ha fatto pensare che adesso ho una visione molto più ampia dell’amore. Lo vedo adesso nella sua versione più pura, più altruistica, più abnegante se vogliamo, ma più piena e concreta.

E’ questo il pensiero che mi fa lottare contro la rassegnazione a finire a terra. Questo è il pensiero che mi fa respirare ancora, e da cui trarrò la forza che mi manca ancora.

Ti amo, Alessandro. Lo faccio per te

“La vita è una commedia per coloro che pensano e una tragedia per coloro che sentono

Horace Walpole

Fortress – Queens of the Stone Age

Your heart is like a fortress
You keep your feelings locked away
Is it easier?
Does it make you feel safe?
You wander through the darkness
Of wilderness behind your eyes
I know you’re afraid
But you gotta move on
Every fortress falls
It is not the end
It ain’t if you fall
But how you rise that says
Who you really are
So get up and go through
If ever your fortress caves
You’re always safe
I believe I know you
Yet I don’t truly know myself
I pray you won’t feel as alone
As I have felt
I don’t want to fail you so
I tell you the awful truth
Everyone faces darkness on their own
As I have done, so will you
Every fortress falls
It is not the end
It ain’t if you fall
But how you rise that says
Who you really are
So get up and go through
If ever your fortress caves
You’re always safe in mine
The Earth spins ‘round the sun
And behind everything happens
Every night that falls breaks
To sunrise
If your fortress is under siege
You can always run to me
If your fortress is under siege
You can always run
Every fortress falls
It is not the end
It ain’t if you fall
But how you rise that says
Who you really are
So get up and go through
If ever your fortress caves
You’re always safe in mine
If ever your fortress caves
You’re always safe in mine
If ever your fortress caves
You’re always safe in mine
Come on through
Come on through